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Guardare in faccia il mostro.
Voi l’avete fatto? Certo che si, magari siete andati anche in piazza a sentirvi antagonisti con kefiah e cartellino che espone svastica-stella di Davide.
Sono più di otto giorni che non riesco a guardare in faccia il mostro, in questi momenti il mio dolore si amplifica, ogni morto è un taglio sempre più profondo al centro della mia gola.
Novecento morti, bombe a grappolo, lacrimogeni e artiglieria, Piombo Fuso a profusione su Gaza. Cerco di ingoiare la cosa, mi faccio passare per la testa la faccia di merda di Shimon Peres, lasciando spazio a Tzipi Livni e al suo “non c’è nessuna emergenza umanitaria”. Troia.
Rabbini a capo di Gerusalemme, fanatici spacciatori di terrore pronti a riempirsi i denti di sangue fresco. Intanto la popolazione muore e sono stanco di vestirmi da pischello e andare a fare i cortei.
Questa è una dichiarazione di guerra contro il mostro, contro Israele.
Sto male davvero. Non chiedetemi di impressionare parole intelligenti.
Non posso sperare di razionalizzare il moto, dare un corso alla violenza, nemmeno se lo volessi più di tutto.
Vorrei essere lì, armato, lanciare pietre, scorticarmi le mani a sangue, uccidere a sangue freddo. Vorrei possedere questa paura, quella che ti fa sentire un coniglietto braccato da quindici lupi, quella che ti trasforma in una peste velenosa, purulenta. Vapore acqueo venefico. Non basta appendere le bandierine della pace. Non basta andare appresso a Ratzinger che si asciuga la bava senile e urla alla pace.
Ho voglia di urlare, strapparmi il cuore e darlo in pasto ai cani. Entrare a Gaza per vivere, per far saltare in aria i tank che fermano le ambulanze, che sparano ai medici, che buttano bombe sugli ospedali senza medicine, senza sangue per trasfusioni.
Non voglio piangere i morti.
Voglio vendicarli, ma senza assolutismi religiosi, voglio che la Palestina sia un luogo libero, senza governi, senza interessi e senza padroni, teocrazie, democrazie. E se per fare questo servono braccia, dovremmo correre in massa, invece di fare presidi.
Al Jazeera ripropone immagini che uccidono. Pile di morti, bambini che soffocano nel sangue con un buco in pancia.
E poi quelle bombe.
Che scavano corpi e case, carcasse di animali ovunque.
Fosforo per creare cortine di fumo durante le azioni, brucia tanto, scopre le ossa, MANGIA.
I mostri non sono razionali, non lo sono mai stati, hanno gli occhi dell’orgoglio, urlano, scalpitano, vogliono sentirsi amati, cullati.
É questo che stai facendo coglione nero Obama? Il mondo ti ama, ti riprendono mentre accompagni le tue figliolette nella scuola privata più costosa del mondo, fai palestra, non sei ancora presidente ma è assolutamente inquietante il fatto che ti permetta di dichiarare che le decisioni le prenderai dopo il 20 gennaio: “mi di spiace per i civili”. Ti mangerei quella faccia di merda che hai. Mi riscopro carnivoro soltanto con gli esseri umani.
Sei come tutti gli altri, io lo sapevo, non ho mai riposto fiducia nei padroni e di certo il colore dello schiavismo per eccellenza non mi ha fatto cambiare idea.
Sei un padrone, di una nazione che molto probabilmente da questa guerra ci sta alzando parecchi soldi. Le fabbriche di armi possono farci uscire dalla “crisi” (SIGH)
Qualcuno mi vuole spiegare il perché da quando Israele ha deciso di farsi portavoce di un OLOCAUSTO le borse si muovono meglio?
Tanto state cadendo nel baratro comunque. Tra poco potrò pulirmi il culo con 300 euro senza piangere miseria.
Dichiaro guerra agli USA, a Baraccone e al calabrese che adesso comanderà la CIA.
Il mondo si stringe pericolosamente attorno al suo stesso collo, si strozza con le sue mani.
Sarkozy dice che in fondo non si sa che cosa fare, d’altronde va bene così, Israele si deve difendere dai razzi Qassam, che per la cronaca sono fatti in casa, in confronto ad un fucile automatico hanno la potenza di un furgolo.
Ma i Qassam ve li meritate tutti, siete in una terra che non vi appartiene, che avete colonizzato grazie ai merdosissimi inglesi, che avete allargato a suon di stermini, eliminazioni totali.
In tutto questo l’ANP sguazza godendosi il momento, e il sospetto di un’alleanza politica tra i sionisti e l’ANP è sempre più palese, non si spiegherebbe come mai stia riprendendo il controllo della striscia.
Questa è una dichiarazione di guerra alla Francia e alla politica palestinese.
Io guardo solo i bambini, i cento morti in una scuola per rifugiati ONU, altri ottantasette nei giorni precedenti, più di ottocento morti, famiglie intere sterminate.
Io dichiaro guerra all’Italia
con i suoi ministri del silenzio, riempiti di ideologie da quarto potere, in preda ad una smania epilettica di conquista dei cervelli.
Non siamo mica a Mars Attacks coglioni.
Va bene tutto per voi, semplicemente perché da piccoli fascisti nascosti sotto un cappotto bianco avete paura degli ebrei, che vi accusino, dicano che siete dei nazisti, antisemiti, cosa che molto probabilmente in realtà siete davvero.
Il rischio è sempre lo stesso, in tempi dove un telegiornale o un corsivo può fare meglio di una boccetta di clorprocaina, ho paura che queste cose rimangano solo dei cumuli di saliva ai lati della bocca.
Bombe, carne, sangue
Non vi preoccupate.
Ancora bombe
Ci vediamo questa estate in Sardegna BASTARDI.
انتفاضة
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Ciao Giuseppe.
non è un paradosso.avresti dovuto esserci dov’ero io sabato sera-ti hanno commemorato benissimo.
senza commozioni facili,si può dire con una lucidità amara : hanno perfino mostrato un video dove quattro attori inscenavano le varie versioni date della tua morte.erano attori baffuti,appartenuti ad un altro decennio,e in un ironico bianco e nero ti hanno inscenato con distacco,per rendere ancora meglio l’atmosfera disumana di quel momento.delle versioni,la più bella è la terza,quella secondo la quale Loro hanno provato a tenerti per una scarpa mentre tu ti stavi deliberatamente gettando nel vuoto.ma tu le scarpe le avevi entrambe,no?
non è male neanche quella che ti descrive come un povero automa,svenuto per un malore e precipitato ad angolo ottuso sul davanzale della finestra.perché uno che sviene e scivola nel vuoto dovrebbe essere stato rinvenuto come sei stato rinvenuto tu eccetera eccetera?del resto,in quei giorni,si inventavano pure testimoni oculari pericolanti,e qui colgo l’occasione di commemorare anche Valpreda-compagno fottuto da un taxista fantasma.
la voglio scrivere più concisa possibile questa lettera,Pino.
è inutile pontificare,riportare fatti,riportare date e luoghi di una memoria che conserviamo in pochi.siamo sempre noi,e ce la passiamo a vicenda,e ci attraversa per poi ritornare,sempre a noi,come un cerchio.è bellissimo,ma sconfortante.ti hanno commemorato in tanti oggi,ma se ci pensi sono pochi,pochi come eravate allora,pochi come siamo e saremo sempre.
senza sminuirti,voglio pensarti come uno che ha ricevuto una gloria scomoda.la gloria di essere morto da Estraneo Ai Fatti,in un giorno assetato di capri espiatori.
e che dire d’altro?
“quella sera a milano era caldo,ma che caldo che caldo faceva,brigadiere apra un po’ la finestra…”
buonanotte.
ps.sentitevi ‘La ballata del Pinelli’ dei Frammenti.
campwolves.
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Ciao Alexandros.
io,quando esco a bere,non mi porto dietro sassi e molotov.io non mi porto dietro neanche lo spray al peperoncino,io non mi porto dietro neanche la famosa boccetta di succo di limone che salvò mia nonna dallo stupro.io quando esco a bere penso alla vita,e finisco per non pensare più.la mente si svuota,dopo un po’,ma non manca mai il sorriso amaro che mi distorce la bocca al passaggio di uno sbirro.
l’altra settimana ero in una piazzetta di milano.cercavo del fumo.oltre mezzora di attesa,per un decino di fumo scadente.si avvicina un uomo rasato,con la guancia sfregiata.le basette sono perfettamente perpendicolari a quello che dev’essere il colletto della divisa d’ordinanza.ci chiede se abbiamo ‘della marijuana’,perché ha fatto ‘due tiri di coca’ e ha bisogno di dormire.
non gli insegnano neanche a recitare,a queste merde.non è convincente,non ottiene altro che una palese ostilità e un’alzata di spalle.
non possiamo neanche darci la soddisfazione di smascherarli.recitano così male da volerci far credere che un quindicenne di un paese disperato va a bere con gli amici,e si trasforma in una minaccia personificata alla vita di un poliziotto che ti si avvicina,scendendo dalla macchina,e ti spara a sangue freddo. cosa significa avere il sangue freddo,Alexandros?significa che sei così lucido da riconoscere un sassolino da una mattonella,e una bottiglia di corona da una molotov?significa che ogni tuo gesto ha una chiara origine razionale?
significa che sei così integro da sparare consapevolmente ad un quindicenne?e poi di nuovo,la spirale della retorica,povero ragazzo,aveva quindici anni,povero bambino,ma i giri che frequentava erano pericolosi.infiammato da qualche coglione con il passamontagna,ti sei fatto ammazzare così.
i proiettili vengono sparati con la buona fede dei mostri,rimbalzano magicamente sull’asfalto intelligente,cugino delle bombe intelligenti,capace di dirigere un proiettile sparato per terra nel corpo di un Nemico dello Stato,e si cerca di rianimarti per riaffermare la razionalità di cui sopra,il sangue freddo che non preclude l’umanità grande dei difensori del nostro ordine pubblico,minacciato da te! da te,Alexandros Grigoropoulos.ma tu sei arrivato già morto,già freddo!
tu avevi il sangue freddo,diocane!tu solo,perché il sangue freddo lo hanno i rettili e i morti.
e dov’é il tuo nome,assassino? se zio cioran aveva ragione,e ”portare un nome è rivendicare un modo esatto di crollare’,allora vogliamo il tuo nome.vogliamo la tua identità.vogliamo sapere a che temperatura stava il tuo cuore,quando hai fatto il tuo dovere.
promettono di farti crollare,ti cancellarti dal sistema,ma io non ci credo.
perché hai fatto il tuo dovere,e non ci dicono neanche come ti chiami,Cittadino!
vaffanculo.
la pianto qua.
vogliono farci credere che ti stanno usando,che stanno dando fuoco a banche e automobili per colpa tua.lo Stato esprime cordoglio.intanto sei diventato un altro martire. ma per me,dentro di me,non sei soggetto a strumentalizzazione.
sei una prova,la RIPROVA,L’ENNESIMA,sei un altro innocente,non l’interruzione di una vita,ma la vita più preziosa che possa essere stata interrotta,sei stato estirpato mentre ti bevevi una birra.
perché dopo questa lunga catena di morti,non siete più martiri,ma ologrammi che ritornano alla memoria come lo spirito blu di obi-wan-kenobi,indicate una strada,noi non vi dimentichiamo,e se non è grazie a voi che reagiamo,ma per voi,VI DEDICHIAMO IL MOTO DEL NOSTRO CORPO E LA DIREZIONE DEL NOSTRO PENSIERO,PER VOI,solo per voi.
e il fatto di non conoscerti,paradossalmente amplifica il dolore.
conosciamo però i mandanti,che,in Grecia,in Italia,e dovunque,sono sempre gli stessi.
e ora,diamo voce ai fatti.
e ancora.
campwolves.
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Cari Antonio, Rosario, Giuseppe, Rocco, Roberto e Antonio
Lo so che quello che sto facendo è semplicemente spolpare fino all’ultimo una storia che non fa ridere per niente, il mio non è nemmeno un dovere morale, né tantomeno un omaggio da presidente della repubblica. So solo che un anno fa voi eravate lì a fare il vostro lavoro, come tanti operai in questo continente vecchio e tremante. A Torino, che vi ha presi in braccio e portati via. Non so se avete guardato in faccia chi in piedi vi stava omaggiando stamattina, tra minuti di silenzio applausi e parole da giocolieri di categoria. Presidenti di squadre di calcio e preti che ululano ancora “quanta è bella la giovinezza quant’è bello crepare se c’è chi lo decide”. Di sporcarsi le mani non se ne parla proprio, mentre l’intero apparato mediatico per qualche tempo ha tentennato davanti alle vostre storie. Magari siete ancora lì, a casa vostra, ad asciugare i bicchieri della cena di ieri notte, lasciati nel lavandino perché dopo tre turni infernali non avete nemmeno voglia di guardare un telegiornale. Ed io voglio crederci, mentre il cappellano Bettiga urla che “il vostro sacrificio” non è andato perso. Morire in fabbrica, morire alla Thyssen Krupp è essere martiri ragazzi.
Non ci avevate mai pensato?
Friggere perché si sta facendo un turno di notte non rende noi dei gran pezzi di merda, anzi vi fa eroi. Perché siete il braccio della nostra (loro?) Italia. Me le immagino le vostre risate laide, mentre guardate le vostre famiglie chinare il capo con mestizia, compreso il vostro compagno e la sua unica idea di riscatto, quella di entrare nelle file di un partito politico. Mi dispiace tantissimo. Ma il mondo gira al contrario, anzi viene sbattuto a destra e a manca alla ricerca di un modo per avvolgere meglio lo zucchero filato. Perché intanto dopo di voi se ne sono andati centinaia, semplicemente per portarsi il pane a casa. Forse nemmeno lo sapevate, ma anni prima, quella stramaledetta fabbrica con sede centrale a Duisburg produceva panzer per il terzo reich, ve ne siete andati per chi della storia ne ha fatto uno scrupolo. Vi hanno anche accusato di aver provocato voi l’incidente, ci credereste?
Dodici ore di lavoro, chissà se daranno il bonus statale alle vostre famiglie dopo il rimborso milionario.
Ragazzi davvero mi dispiace.
Io posso anche capire che dopo ore di stanchezza voi abbiate preso ad accettate i contenitori dell’olio salvo poi cercare di spegnere un incendio con estintori vuoti, senza neanche un minuto di tregua. Ma nessuno ha minuti di pace.
Il cielo è cupo e io non ho nessuna voglia di pregare per voi, non so nemmeno cosa significa pregare.
Perciò ragazzi se oggi pioverà a dirotto mi basterà immaginare che ci stiate pisciando in testa sorridendo.
gestaltnausea.